Corriere del Veneto 07/04/2016

Bpvi, schiarita sull’aumento Veneto Banca, scontro sul cda

DI FEDERICO NICOLETTI

Popolare di Vicenza, Unicredit estende a maggio la garanzia sull’aumento di capitale, che a questo punto può partire. Mentre in Veneto Banca il rinnovo del cda si farà con una corsa serrata tra due liste, dopo la decisione dei grandi soci di correre da soli, in tandem con l’associazione di Schiavon. Si naviga giorno per giorno, nel mare della messa in sicurezza delle due ex popolari venete, con gli aumenti di capitale per 2,5 miliardi totali e le quotazioni in Borsa da giocare entro giugno in condizioni di mercato impossibili. Dopo il vertice tra Renzi, Padoan, i banchieri, la Cassa depositi e le Fondazioni dell’altro ieri a Palazzo Chigi, da cui è uscito il progetto di un fondo privato che sottoscriva l’inoptato degli aumenti di capitale delle due venete (a cui si aggiunge il miliardo del Banco Popolare, per il quale non si arresta la caduta in Borsa: ieri il titolo ha raggiunto un nuovo minimo storico, a 4,74 euro, in calo del 3,38%), il fronte più caldo resta Bpvi.

Qui, di fronte ai segnali lanciati nei giorni scorsi da Unicredit, rimasta in campo da sola, di volersi sganciare dalla garanzia all’aumento, ieri è arrivata una schiarita interpretata come decisiva. Secondo indiscrezioni, Unicredit ha esteso oltre il 30 aprile, per altre due settimane a maggio, la garanzia sull’aumento di capitale da 1,5 miliardi. Segnale ritenuto rilevante, come se l’intervento sulla promessa soluzione «di sistema» per sostenere Unicredit (ieri, su quest’onda, ha recuperato l’1,71%, a 2,97 euro), o più semplicemente l’intervento del governo, abbia forzato la mano al colosso bancario. Gli occhi, sul fronte di Unicredit, sono puntati sul cda di oggi, da cui ci si attende un punto fermo sulla vicenda (ieri mattina alcune indiscrezioni parlavano, in senso contrario, di un cda pronto oggi a recedere dalla garanzia).

A questo punto l’operazione pare comunque ai nastri di partenza: test decisivo sarà la finestra di pre-marketing che Bpvi apre oggi, sondando il mercato sulla sottoscrizione dell’aumento di capitale; l’offerta di azioni dell’aumento di capitale è in calendario invece da lunedì 18 aprile (con Unicredit, nel consorzio di collocamento anche Bnp Paribas, Deutsche Bank, Jp Morgan e Mediobanca). La «forchetta» di prezzo delle azioni è attesa la prossima settimana, al termine della quale dovrebbe arrivare l’ok al prospetto informativo. In questo calendario, l’esordio in Borsa è previsto per martedì 3 maggio. Oggi intanto Bpvi riunisce il cda e potrebbe affrontare le dimissioni rassegnate la scorsa settimana dai consiglieri Giorgio Tibaldo, Nicola Tognana e Maurizio Stella; il quadro dei consiglieri in ingresso si sta componendo, ma forse sarà definito la prossima settimana.

Sul fronte Veneto Banca, le spine non sono rappresentate dall’aumento di capitale, su cui anche ieri il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha riconfermato l’impegno di garanzia («Siamo tranquilli, si potrà fare l’operazione come era stata prevista»), ma la composizione del nuovo cda, che dovrà uscire dall’assemblea dei soci che il 5 maggio approverà il bilancio 2015. Qui si profila lo scontro diretto tra la lista che sarà compilata dal cda uscente, guidato da Pierluigi Bolla, e quella messa insieme dai grandi azionisti. Ieri l’associazione «Per Veneto Banca», al termine dell’assemblea degli iscritti convocata nel pomeriggio a Padova, ha confermato la scelta di presentare una propria lista, in accordo con l’altra associazione, quella dei piccoli soci guidata dall’ex magistrato Giovanni Schiavon. Quindici nomi in lizza per gli 11 posti, per mettersi al riparo da eventuali esclusioni, tre rappresentanti delle due associazioni (tra questi probabilmente i due presidenti Schiavon e Matteo Cavalcante) e 12 indipendenti definiti «di elevato standing» che saranno definiti oggi, la lista sarà presentata venerdì con il 4-5% del capitale. Le due associazioni, che dichiarano di rappresentare complessivamente l’11-12% del capitale (l’8% i grandi, il 3-4% l’Associazione azionisti) puntano a portare a casa i 9 consiglieri che andranno alla lista che avrà il maggior numero di voti in termini di capitale. Saltata la possibilità di un accordo intorno a una lista unica (i grandi soci erano disponibili a garantire i tre posti a Carrus, Bolla e Benvenuto, ma potendo indicare 8 degli 11 consiglieri) lo scontro, a questo punto, con la lista che sarà approvata e presentata dal cda, si sposterà sulla raccolta delle deleghe di capitale per aggiudicarsi il voto in assemblea.

E che l’accordo sulla lista fosse ormai tramontato, lo aveva fatto presagire ieri il nuovo attacco portato da Schiavon nei confronti del presidente del comitato esecutivo, Maurizio Benvenuto. Accusato di conflitto d’interesse, da avvocato del Comune di Fabriano, per la sponsorizzazione di 500 mila euro di Veneto Banca al Polo Bibliotecario della città marchigiana, passata per il comitato esecutivo. Schiavon parla di «assalti alla diligenza su incarichi e compensi».