Corriere del Veneto 05/04/2016

Anche Renzi in campo sulle ex Popolari «Mi aspetto altre azioni di responsabilità»

DI ALESSANDRO ZUIN

Dal viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, ormai se lo aspettano: sono giorni che l’esponente veneziano di Scelta Civica tuona contro «l’errore gravissimo» commesso dalla dirigenza e dall’assemblea dei soci di Bpvi, che hanno votato «no» all’avvio di un’azione di responsabilità contro la vecchia gestione dell’ex Popolare berica. Ma ai vertici della banca saranno fischiate forte le orecchie, nel pomeriggio di domenica, quando persino il capo del governo, Matteo Renzi in carne e ossa (intervistato da Lucia Annunziata su Rai3) è entrato dritto nell’argomento. Certo, il premier non ha citato per nome e insegna l’istituto di credito vicentino, però ogni riferimento nelle parole di Renzi sembrava detto apposta per la vicenda della banca che fu guidata da Gianni Zonin. Parlando in difesa della sua ministra Maria Elena Boschi, che reca il peccato familiare di avere avuto un padre coinvolto nella cattiva amministrazione della Popolare dell’Etruria, il presidente del Consiglio ha rivoltato la frittata: «L’Etruria è stata commissariata dal nostro governo – ha specificato il premier – e, in più, è stata avviata un’azione di responsabilità contro i vecchi amministratori. Ci sono diverse altre banche – ha affondato il colpo Renzi – in cui io mi aspetto azioni di responsabilità. Mi stupisco e mi domando come mai non vengano avviate anche per altre Popolari». Come detto, nessun riferimento specifico. Però, nel mazzo delle banche di cui ha parlato il premier, a rigor di logica ci sta sicuramente la Bpvi. E allo stato attuale pure Veneto Banca, sebbene l’assemblea dei soci di Montebelluna attenda un’informativa del Cda sulla questione specifica e poi potrebbe esprimersi per avviare l’azione. Infatti, ieri Renzi ha ribadito il concetto parlando alla direzione del Pd: «Si vada a vedere cosa è successo a Arezzo, dove noi abbiamo commissariato Banca Etruria e dove Bankitalia ha sanzionato due volte il Cda. Non è successo altrove. Se vogliamo discutere di cosa è successo in altre realtà, in Veneto o nelle Marche, sono pronto».

Dal quartier generale di Vicenza, gli uomini del presidente Stefano Dolcetta replicano alle allusioni di Renzi ribadendo quanto il numero uno della banca ha ripetuto più volte in questi mesi: i conti con il passato non sono affatto chiusi. Detto con altre parole: a prescindere dal voto dell’assemblea (che Dolcetta definisce «scelta tattica»), nulla impedisce al Cda di avviare l’azione di responsabilità quando i tempi saranno più maturi. Quando, per esempio, i vecchi consiglieri di amministrazione ancora in carica avranno passato la mano e l’imbarazzo. A proposito, Dolcetta si sta preparando a sostituire i tre membri del Consiglio (Stella, Tognana e Tibaldo) che hanno appena dato le dimissioni: un nome sarebbe già pronto per il subentro, segno che il riassetto della maggioranza in Cda è un’operazione che Dolcetta vuole condurre con rapidità.

Sull’altro fronte caldo per Bpvi, quello dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi, si segnala lo stress a cui è sottoposto sui mercati il bond «additional Tier 1» emesso da Unicredit, cioè la banca che ha garantito l’aumento di Vicenza. Il bond, collocato alla pari nel settembre del 2014, è sceso la scorsa settimana fino a 81,5 e ieri era trattato intorno agli 81,8. Secondo gli analisti, questo sarebbe l’effetto collaterale dell’intreccio con Bpvi, poiché il «Tier 1» è la prima obbligazione che dovrebbe assorbire le perdite dell’istituto nel caso in cui Unicredit dovesse entrare in difficoltà.